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Che cosa fare nei primi mesi dopo un decesso, in ordine

Dopo un decesso ci sono adempimenti con scadenze diverse: alcune a giorni, altre a mesi, una a un anno. Qui trovi l'ordine cronologico — dalla dichiarazione di morte alla dichiarazione di successione — con i termini di legge e le conseguenze se li salti.

Le prime ore: la dichiarazione di morte

La dichiarazione di morte va fatta all’ufficiale dello stato civile del luogo in cui è avvenuto il decesso, entro ventiquattro ore. La fa un congiunto, un convivente o un delegato. Se il decesso avviene in ospedale, casa di cura o casa di riposo, ci pensa la direzione della struttura (art. 72 del d.P.R. 3 novembre 2000 n. 396).

Nella pratica se ne occupa quasi sempre l’impresa di onoranze funebri o la struttura stessa. Non è un adempimento che ricade su di te, ma è bene sapere che esiste e che ha un termine.

Se c’è un testamento olografo: subito

Chi ha in mano un testamento olografo — scritto a mano dal defunto — deve presentarlo a un notaio per la pubblicazione appena ha notizia della morte. La legge non fissa un termine in giorni: la parola usata dal codice civile è «appena» (art. 620 c.c.). Il notaio lo pubblica con un verbale alla presenza di due testimoni, e da quel momento il testamento ha esecuzione.

Se sai che esiste un testamento, portarlo dal notaio è la prima cosa da fare.

Che altro si può fare in quel momento

La pubblicazione non è solo un adempimento formale: è l’occasione in cui, davanti al notaio, si possono compiere anche altri atti.

  • Accettare l’eredità in forma espressa. L’accettazione è espressa quando il chiamato dichiara di accettare, o assume il titolo di erede, in un atto pubblico o in una scrittura privata (art. 475 c.c.).
  • Confermare un testamento nullo, o dargli volontaria esecuzione. Chi lo fa dopo la morte del testatore, conoscendo la causa della nullità, non può più farla valere (art. 590 c.c.). È il modo per tenere in piedi una volontà che, per un vizio, sarebbe altrimenti priva di effetti.
  • Rinunciare all’azione di riduzione, se il testamento lede la quota riservata a un legittimario. La legge vieta questa rinuncia solo finché vive il donante (art. 557, secondo comma, c.c.): dopo l’apertura della successione è ammessa.

Sono scelte che hanno conseguenze definitive. Conviene discuterle con il notaio prima della pubblicazione, non deciderle sul momento.

Se sei nel possesso dei beni: inventario entro tre mesi

Questo è il termine più breve con la conseguenza più pesante, e riguarda chi si trova già nel possesso dei beni ereditari.

Chi è già nel possesso dei beni ereditari deve fare l’inventario entro tre mesi dall’apertura della successione o dalla notizia dell’eredità (art. 485 c.c.). Se l’inventario è iniziato ma non si riesce a concluderlo, il giudice può concedere una proroga che, salvo gravi circostanze, non supera altri tre mesi. Compiuto l’inventario, hai quaranta giorni per decidere se accettare o rinunciare.

Se il termine passa senza inventario, sei considerato erede puro e semplice. Significa che rispondi dei debiti del defunto anche con il tuo patrimonio personale. Non è un dettaglio.

Le scadenze fiscali del defunto: prorogate di sei mesi

Tutti i termini fiscali pendenti alla data della morte, o che scadono entro quattro mesi da essa — compreso quello per la dichiarazione dei redditi — sono prorogati di sei mesi a favore degli eredi (art. 65 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600).

In pratica: se il defunto non aveva ancora presentato la dichiarazione dei redditi e la scadenza cadeva entro quattro mesi dal decesso, hai sei mesi in più per occupartene.

La dichiarazione di successione: entro dodici mesi

La dichiarazione di successione va presentata entro dodici mesi dalla data del decesso (art. 31 del d.lgs. 31 ottobre 1990 n. 346). Si presenta per via telematica all’Agenzia delle Entrate.

Se nell’eredità ci sono immobili, le volture catastali si eseguono in automatico con la presentazione telematica della dichiarazione: non è un adempimento separato (provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 13 febbraio 2025 n. 47335).

Al momento della presentazione si autoliquidano e si versano le imposte ipotecaria e catastale, l’imposta di bollo e i tributi speciali (d.lgs. 18 settembre 2024 n. 139).

Se la successione comprende immobili, nella pagina sulla successione con immobili trovi i dettagli su cosa preparare.

Quando la dichiarazione non serve

Non tutti i decessi richiedono la dichiarazione di successione. Coniuge e parenti in linea retta ne sono esonerati se l’eredità non comprende immobili o diritti reali su immobili e il suo valore non supera 100.000 euro (art. 28, comma 7, del d.lgs. 31 ottobre 1990 n. 346, nel testo modificato dal d.lgs. 21 novembre 2014 n. 175). In quel caso si dichiara l’esonero a banche, Poste e altri intermediari per sbloccare le somme.

C’è una pagina dello studio che approfondisce i casi di esonero nella sezione dedicata alle successioni e testamenti.

L’imposta di successione: entro novanta giorni dopo i dodici mesi

Dal 1° gennaio 2025, l’imposta di successione è autoliquidata dagli eredi. Si paga entro novanta giorni dalla scadenza del termine per presentare la dichiarazione — quindi, al più tardi, dodici mesi più novanta giorni dal decesso (art. 37 del d.lgs. 31 ottobre 1990 n. 346, nel testo modificato dal d.lgs. 18 settembre 2024 n. 139). Prima della riforma la calcolava l’Agenzia delle Entrate con un avviso di liquidazione.

Pagare a rate

Se l’importo dell’imposta di successione lo consente, si può versare almeno il 20 per cento entro il termine dei novanta giorni e il resto in otto rate trimestrali, oppure in fino a dodici se l’importo supera 20.000 euro. La rateizzazione non è ammessa sotto i 1.000 euro. Sulle rate si pagano interessi e ciascuna scade l’ultimo giorno del trimestre (d.lgs. 31 ottobre 1990 n. 346, come modificato dal d.lgs. 18 settembre 2024 n. 139).

L’accettazione dell’eredità: dieci anni, ma attenzione

Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni dal giorno dell’apertura della successione (art. 480 c.c.). Sembra un termine lungo, e lo è — ma non per tutti.

Chi è già nel possesso dei beni del defunto ha un termine molto più stretto: tre mesi per l’inventario, quaranta giorni per decidere, come spiegato sopra. Dire «hai dieci anni» senza questa precisazione è fuorviante.

Lista degli adempimenti in ordine

Questo è il riepilogo da stampare e portare con te.

  • Subito — Se hai un testamento olografo, portarlo dal notaio per la pubblicazione (art. 620 c.c.)
  • Entro 3 mesi — Se sei nel possesso dei beni, fare l’inventario (art. 485 c.c.)
  • Entro 40 giorni dall’inventario — Decidere se accettare o rinunciare (art. 485 c.c.)
  • Entro 6 mesi dalla scadenza originaria — Adempimenti fiscali pendenti del defunto (art. 65 d.P.R. 600/1973)
  • Entro 12 mesi — Dichiarazione di successione, con volture catastali automatiche se ci sono immobili (art. 31 d.lgs. 346/1990)
  • Al momento della dichiarazione — Versamento di imposte ipotecaria e catastale, bollo, tributi speciali (d.lgs. 139/2024)
  • Entro 12 mesi + 90 giorni — Imposta di successione autoliquidata, dal 1° gennaio 2025 (art. 37 d.lgs. 346/1990, riformato dal d.lgs. 139/2024)
  • Entro 10 anni — Termine lungo per l’accettazione dell’eredità (art. 480 c.c.)

Se hai bisogno di un preventivo per la dichiarazione di successione o per la pubblicazione di un testamento, puoi chiederlo dalla pagina preventivi.

Domande frequenti

Che cosa si deve fare quando muore un genitore?

Gli adempimenti sono quelli di ogni successione e l'ordine è questo: la dichiarazione di morte entro ventiquattro ore, di cui in genere si occupano le onoranze funebri o la struttura sanitaria (art. 72 del d.P.R. 396/2000); la pubblicazione del testamento olografo, se c'è, appena si ha notizia della morte (art. 620 c.c.); l'inventario entro tre mesi, ma solo se sei già nel possesso dei beni (art. 485 c.c.); la dichiarazione di successione entro dodici mesi, salvo i casi di esonero (art. 31 del d.lgs. 346/1990). Imposte e accettazione vengono dopo, e le trovi in ordine in questa pagina.

L'inventario dei tre mesi riguarda tutti gli eredi?

No. Il termine di tre mesi per l'inventario dell'art. 485 c.c. riguarda solo chi si trova già nel possesso dei beni ereditari. Gli altri chiamati all'eredità, che nel possesso non sono, hanno il termine lungo di dieci anni per accettare (art. 480 c.c.).

Alla pubblicazione del testamento si fa solo quella?

No. Nello stesso momento, davanti al notaio, si possono fare altre cose: accettare l'eredità in forma espressa (art. 475 c.c.), confermare o dare volontaria esecuzione a un testamento nullo (art. 590 c.c.), oppure rinunciare all'azione di riduzione se il testamento lede la quota di riserva (art. 557 c.c.). Sono scelte che conviene discutere prima, non decidere sul momento.

Se non ci sono immobili e l'eredità è sotto la soglia, devo comunque andare dal notaio?

Se non ci sono immobili o diritti reali su immobili e il valore dell'eredità non supera 100.000 euro, coniuge e parenti in linea retta non devono presentare la dichiarazione di successione (art. 28, comma 7, d.lgs. 346/1990). Basta dichiarare l'esonero a banche e intermediari per sbloccare le somme. Se però c'è un testamento olografo, serve comunque un notaio per la pubblicazione.

Le volture catastali si fanno ancora a parte?

No, con la presentazione telematica della dichiarazione di successione le volture catastali si eseguono in automatico per gli immobili indicati nella dichiarazione stessa. Non è un adempimento separato da ricordare.

Da quando si applica l'autoliquidazione dell'imposta di successione?

Dal 1° gennaio 2025, in base alla riforma introdotta dal d.lgs. 18 settembre 2024 n. 139. Prima di quella data era l'Agenzia delle Entrate a calcolare l'imposta e a inviarti un avviso di liquidazione.

Se vuoi sapere quanto costerebbe l'atto, chiedi un preventivo: la risposta arriva scritta, di norma in giornata.

Aggiornata al 14 settembre 2026.

La fotografia in cima è generata: non ritrae luoghi né persone reali. Trasparenza AI.

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